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	<title>Il Blog della Consigliera di Parita - prov. Torino</title>
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		<title>L&#8217;altra metà del management</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 17:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pari Opportunità ]]></category>
		<category><![CDATA[donne e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Al via il primo corso in Europa di Direzione d’Impresa tenuto da docenti donne e rivolto alle donne e agli uomini.
Per le donne, l’opportunità di avvicinarsi a ruoli di responsabilità restando se stesse. Per gli uomini l’occasione di integrare nel proprio bagaglio nuove competenze.
La donna porta con sé consapevolezze che possono essere ben intese come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al via il primo corso in Europa di Direzione d’Impresa tenuto da docenti donne e rivolto alle donne e agli uomini.</em></p>
<p><strong>Per le donne, l’opportunità di avvicinarsi a ruoli di responsabilità restando se stesse. Per gli uomini l’occasione di integrare nel proprio bagaglio nuove competenze.</strong></p>
<p>La donna porta con sé consapevolezze che possono essere ben intese come atteggiamento etico.<br />
La vita e le persone non possono essere fatte a pezzi. Il lavoro non può essere scorporato, non può essere inteso come un tempo separato. La persona non può essere divisa. I ruoli sociali non impediscono di essere se stessi.<span id="more-359"></span><br />
Un atteggiamento generativo, costantemente orientato al cambiamento, da cui discendono una diversa concezione del potere, ed un diverso modo di intendere l’organizzazione e il funzionamento delle aziende.<br />
La differenza femminile si mostra così non come presa di distanza, ma al contrario come fertile e costruttiva rivisitazione del mondo dell’impresa. Il consueto management, viziato dall’orientamento al controllo, può essere ripensato. L’orientamento all’imprenditorialità, soffocato dall’avidità e da interessi di breve respiro, può riprendere il centro della scena. Le pretese regole che stanno alla base del modo maschile di dirigere possono essere messe in discussione, e sostituite da un più semplice ed efficace stile di guida, di governo e di cura.<br />
Si apre così una nuova possibilità per le donne: abitare il mondo del lavoro senza cessare di essere se stesse. Ma si apre anche -con vantaggio per tutti- un nuovo spazio per gli uomini, convinti che ‘non si può andare avanti così’.<br />
Perciò Assoetica, in collaborazione con Associazione Donnesenzaguscio, propone un percorso formativo condotto da sole donne, rivolto a donne interessate a dotarsi di strumenti coerenti con il proprio modo di essere. E rivolto soprattutto a uomini impegnati in ruoli dirigenziali,  consapevoli che senza comprensione della differenza, senza rispetto per l’altro, senza orientamento al futuro nessuna impresa ha senso e nessun business può dirsi etico.</p>
<p>Responsabile del corso:<br />
Luisa Pogliana, Presidente Associazione Donnesenzaguscio &#8211; <a href="mailto:luisa.pogliana@gmail.com">luisa.pogliana@gmail.com</a></p>
<p>Data di inizio : sabato 28 Maggio 2011<br />
Durata: 8 Moduli di 8 ore ciascuno, l’ultimo sabato di ogni mese (tranne Luglio, Agosto e Dicembre)<br />
Location: Milano<br />
Quota di iscrizione: € 4.000 + IVA<br />
Informazioni: <a href="mailto:segreteria@assoetica.it">segreteria@assoetica.it</a>, <a href="mailto:luisa.pogliana@gmail.com">luisa.pogliana@gmail.com</a><br />
ASSOETICA  <a href="http://www.assoetica.it/">www.assoetica.it</a>        DONNESENZAGUSCIO  <a href="http://www.donnesenzaguscio.it/">www.donnesenzaguscio.it</a></p>
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		<title>Eliminata una discriminazione collettiva all’Amiat di Torino</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 08:42:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è concluso positivamente, con l’intervento della Consigliera di Parità regionale avvocata Alida Vitale, il caso di discriminazione collettiva attuata nei confronti di un gruppo di lavoratrici dell’Amiat di Torino.
L’intervento della Consigliera di Parità regionale era stato voluto, infatti, da alcune lavoratrici, le quali si sentivano discriminate nei confronti dei colleghi maschi nell’ambito delle turnazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso positivamente, con l’intervento della Consigliera di Parità regionale avvocata Alida Vitale, il caso di discriminazione collettiva attuata nei confronti di un gruppo di lavoratrici dell’Amiat di Torino.</p>
<p>L’intervento della Consigliera di Parità regionale era stato voluto, infatti, da alcune lavoratrici, le quali si sentivano discriminate nei confronti dei colleghi maschi nell’ambito delle turnazioni nei pomeriggi domenicali, che erano previste nell’ Azienda torinese Amiat solo a carico delle donne.</p>
<p> <a href="http://www.kila.it/archivio-consigliera-di-parit-regionale-/eliminata-una-discriminazione-collettiva-all-amiat-di-torino.html" target="_self">Leggi tutto</a></p>
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		<title>Lettera aperta alle amiche del sindacato</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 14:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[donne e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettera aperta alle amiche del sindacato, alle altre relatrici del confronto “Maternità e lavoro: la conciliazione (im)possibile&#8220;
Se ci diamo la mano, rispettose delle nostre differenze ma appassionate verso un cambiamento indispensabile di un mondo che ci lascia sempre meno spazio, riusciremo a vincere questo degrado politico e sociale che non fa soffrire solo noi. Assumerci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lettera aperta alle amiche del sindacato, alle altre relatrici del confronto “</strong><a href="http://consiglieraparitatorino.it/primopiano201012_dimissioni/primopiano201012_1.htm" target="_blank"><strong>Maternità e lavoro: la conciliazione (im)possibile</strong></a><strong>&#8220;</strong></p>
<p>Se ci diamo la mano, rispettose delle nostre differenze ma appassionate verso un cambiamento indispensabile di un mondo che ci lascia sempre meno spazio, riusciremo a vincere questo degrado politico e sociale che non fa soffrire solo noi. Assumerci questa responsabilità e diventare protagoniste, vuol dire fare politica e lavorare nell’ottica del nostro genere perché se ci facciamo gregarie delle divisioni maschili diventiamo nemiche e non significhiamo più nulla.<br />
Tenere fuori dai nostri rapporti la violenza, l’arroganza e il non riconoscimento dei diritti fondamentali garantiti dalla prima parte della costituzione, quella dei valori scritta con il contributo fondamentale delle nostre madri costituenti, ci permette di ascoltare e capire le nostre differenze politiche e di pensiero, e di trasformarle in ricchezza e forza.<br />
Le differenze di ruoli stanno sullo sfondo e non le richiameremo mai per trincerarci e difenderci perché è nostro desiderio aprirci e conoscerci.</p>
<p><strong>Questo è il</strong> <strong>metodo di confronto, quello che mi avete insegnato in quasi dieci anni di lavoro comune per prevenire e contrastare le discriminazioni</strong> di cui tutte siamo state e siamo oggetto, per far valere i nostri diritti insieme a quelli di tutte le nostre sorelle di questo mondo globale.</p>
<p><span id="more-350"></span> Un mondo che non può più fare a meno del nostro contributo pubblico, individuale e collettivo, mentre è bene che i giovani uomini imparino i lavori di cura e l’emotività che li accompagna. Che imparino a parlare tra di loro della loro sessualità che troppo spesso si rivolge al mercimonio della prostituzione o si risolve nella sopraffazione di un desiderio che non si relaziona a quello dell’altra. Che può trasformarsi in violenza, purtroppo a volte gravissima. Una donna uccisa ogni tre giorni nel nostro paese e, quasi sempre dal marito o ex-compagno o parente. Quelli che avrebbero dovuto proteggerla soprattutto quando è giovane. Tante donne continuamente molestate sui luoghi di lavoro da chi avrebbe dovuto garantirne la sicurezza e la salute secondo il nostro codice civile. Tante madri non accolte al loro rientro ma mobbizzate e spinte ad andarsene. Tante donne sole con figli e problemi economici lasciate senza aiuto da una società che si riempie la bocca di famiglia e di pro-vita mentre loro la vita la danno e aiutano chi se ne congeda con sofferenza.</p>
<p>Gli uomini che fanno politica e ci rispettano devono farsi carico di questa realtà e noi dei beni comuni e della cosa pubblica senza delegare più. <strong>Queste siamo noi amiche mie</strong>, quelle che possono salvare un pianeta che l’egoismo dell’arricchirsi ad ogni costo sta riempiendo di veleni e sta spogliando di risorse. Questa nostra terra sta subendo un cambio di clima con fenomeni estremi da fronteggiare in ogni stagione e questa politica maschile, tutta impegnata a fare e disfare in nome di un potere da affermare contro altri, non vede neppure.i rischi che già la nostra generazione sta affrontando.</p>
<p><strong>Come vivranno i nostri figli e i nostri nipoti?</strong> E’ possibile che nel nostro paese, dopo una nevicata centinaia di persone rimangano per 24 ore al gelo in auto, anche con neonati, senza che nessuno dia loro informazioni e li aiuti? Il giorno dopo dobbiamo solo sentire come ci si scarica le responsabilità tra tutti gli enti che avrebbe dovuto intervenire immediatamente? Ma in che paese viviamo?</p>
<p>Come si riusciranno ad affrontare cambiamenti rapidi, non solo di clima, e complessità crescenti? Da sei mesi obbligati ogni giorno a sentire dai media, quelli che non ci danno mai voce,le beghe di un governo che non sa più a chi tagliare fondi per mantenere intatti i privilegi di casta. Che dà esempi vergognosi di gestione del potere e comportamenti ridicolizzati in tutto il mondo. Mentre disoccupati, precari, ricercatori, immigrati,donne e uomini giovani sono costretti a salire sui tetti e sulle gru per farsi veder con i loro problemi da gridare visto che nessuno li ascolta.</p>
<p>Un’Italia con un’opposizione che fa e disfa, che non sa unirsi, che parla di rottamare se è più giovane,di usare primarie non regolamentate da legge che quando perde vuole archiviare, che oscilla con ambiguità e non sa dire parole chiare e non ci sa ascoltare, tantomeno sa proporre obiettivi che possiamo condividere perché sono anche i nostri.</p>
<p><strong>Care amiche per questo il nostro agire individuale e collettivo è ur</strong>gente: sono all’ordine del giorno problemi sociali e politici gravissimi. Non possiamo più perdere tempo in polemiche inutili o in riunioni inconcludenti.<strong> Dobbiamo essere insieme per risolvere problemi</strong>, per stare in istituzioni che senza di noi si stanno svuotando di significato, per poter fare anziché per usare il potere a vantaggio proprio, come troppo spesso fanno gli uomini che non sono nostri alleati, anche quando abitano le stesse nostre case politiche. Appartenenze che hanno fatto la storia dell’ottocento e del novecento ma che oggi appaiono inadeguate e lasciano tante e tanti senza identità politica. Così tocca a noi scavalcare appartenenze, abbattere muri, costruire ponti. Far nascere curiosità, tessere relazioni, riappassionare alla politica, quella vera che cambia il mondo verso più giustizia e benessere, e non verso uno sviluppo ormai insostenibile.</p>
<p><strong>So che siamo capaci di questa sfida</strong> e non mi preoccupo se per una volta, in un nostro incontro è emersa aggressione e violenza che non è da noi, ma a cui a volte non possiamo sottrarci come non hanno potuto tutte le giovani e i giovani che a Roma erano scesi a manifestare pacificamente contro un governo che non pensa al loro futuro e a cui è stato impedito di avvicinarsi a quelli che sono i palazzi di tutti, dove stanno un parlamento e un governo che dovrebbero lavorare per noi.</p>
<p><strong>Impegnamoci d’ora in poi a non lasciare più spazio a atteggiamenti distruttivi ma ad imparare le une dalle altre</strong> perché abbiamo tantissimo da insegnarci anche se stiamo in confederazioni o in categorie diverse, anzi proprio per questo. Conciliare e fare rete vuol dire confrontarsi anche con chi sta dall’altra parte del tavolo, come gli interventi della rappresentante di Federmanager e del Comitato per l’impreditoria femminile ci hanno fatto intendere Molto lavoro politico da fare con autonomia e orgoglio del nostro valore. Del valore di tutte le donne.</p>
<p><strong>Buon lavoro a tutte noi e ancora grazie<br />
Laura Cima</strong></p>
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		<title>Un appello da &#8220;NOIdonne&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 14:03:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pari Opportunità ]]></category>

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		<description><![CDATA[Care amiche, cari amici,
i tagli dei contributi pubblici all&#8217;editoria colpiscono &#8216;noidonne&#8217;, così come tantissime altre &#8216;piccole e grandi&#8217; testate. La libertà di far circolare &#8216;alcune&#8217; idee e notizie &#8211; le &#8216;nostre&#8217; idee e notizie &#8211; è minacciata seriamente e il 2011 sarà un anno durissimo.
Dobbiamo e vogliamo ribellarci come cittadine/i e come editori. Per questo lanciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Care amiche, cari amici,</p>
<p>i tagli dei contributi pubblici all&#8217;editoria colpiscono &#8216;noidonne&#8217;, così come tantissime altre &#8216;piccole e grandi&#8217; testate. La libertà di far circolare &#8216;alcune&#8217; idee e notizie &#8211; le &#8216;nostre&#8217; idee e notizie &#8211; è minacciata seriamente e il 2011 sarà un anno durissimo.<br />
Dobbiamo e vogliamo ribellarci come cittadine/i e come editori. Per questo lanciamo la CAMPAGNA STRAORDINARIA ABBONIAMOCI INFORMIAMOCI</p>
<p>Questo spazio è aperto ai tuoi contributi e lo abbiamo pensato come luogo di incontro delle/dei nostre/i amiche/i. Ti chiediamo di aiutarci sentendoti protagonista.<br />
Ti chiediamo di abbonarti e/o di rinnovare il tuo abbonamento.<br />
Ti chiediamo di regalare l&#8217;abbonamento a &#8216;noidonne&#8217; per Natale o per un compleanno.<br />
Ti chiediamo ANCHE di promuovere &#8216;noidonne&#8217; e di trovare nuove/i abbonate/i. Sappiamo di poter contare su di te.</p>
<p>Grazie di cuore per tutto quello che farai.</p>
<p>Le amiche e gli amici di &#8216;noidonne&#8217;</p>
<p><a href="http://www.noidonne.org/blog.php?ID=01186" target="_blank">Per saperne di più </a></p>
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		<title>Il sostegno alle lavoratrici OMSA</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 08:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[donne e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il messaggio delle lavoratrici dello stabilimento OMSA di Faenza (RA) che sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro , ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all&#8217;estero della produzione per maggiori guadagni.
Il proprietario dell&#8217;OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo il messaggio delle lavoratrici dello stabilimento OMSA di Faenza (RA) che sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro , ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all&#8217;estero della produzione per maggiori guadagni.</p>
<p><a href="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/omsa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-345" title="omsa" src="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/omsa.jpg" alt="omsa" width="280" height="182" /></a>Il proprietario dell&#8217;OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l&#8217;energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.</p>
<p>Questa decisione porterà oltre <strong>300 dipendenti</strong>, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro.<br />
Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c&#8217;è più niente da fare.<span id="more-344"></span></p>
<p>Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell&#8217;azienda, al freddo, notte e giorno,  in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso,  ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).</p>
<p>Trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori  dall&#8217;essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada  non appena si profili all&#8217;orizzonte l&#8217;eventualità di un guadagno più facile.</p>
<p><strong>Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, boicottando i marchi &#8211; Philippe Matignon &#8211; Sisi &#8211; Omsa &#8211; Golden Lady &#8211; Hue Donna &#8211; Hue Uomo &#8211; Saltallegro &#8211; Saltallegro Bebè &#8211; Serenella &#8211; e vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo alla campagna,<br />
anche solo girando questa mail a quante più persone potete se non altro per non alimentare l&#8217;indifferenza.</strong></p>
<p>Le lavoratrici OMSA ringraziano quindi per l&#8217;aiuto e il supporto che vorrete dargli quali ennesime vittime di una legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la vita e la condizione lavorativa dei dipendenti.</p>
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		<title>PUNTO G 2011: genere e globalizzazione</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 11:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[donne e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Per una società di donne e uomini equa, solidale, pacifica e democratica
10 anni fa, il 15 e 16 giugno 2001, a Genova a Palazzo San Giorgio la rete delle donne, (che allora era riunita sotto la sigla Marcia mondiale delle donne), aprì le iniziative politiche del Genova Social Forum con tre giorni di dibattiti, seminari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/puntog.jpg"></a><a href="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/puntog1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-339" title="puntog1" src="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/puntog1.jpg" alt="puntog1" width="200" height="107" /></a>Per una società di donne e uomini equa, solidale, pacifica e democratica<br />
10 anni fa, il 15 e 16 giugno 2001, a Genova a Palazzo San Giorgio la rete delle donne, (che allora era riunita sotto la sigla Marcia mondiale delle donne), aprì le iniziative politiche del Genova Social Forum con tre giorni di dibattiti, seminari e una manifestazione – happening per le vie della città, dal titolo PUNTO G: GENERE E GLOBALIZZAZIONE – Per una società di donne e uomini equa, solidale, pacifica e democratica.</p>
<p><a href="http://puntoggenova2011.wordpress.com/">Leggi l&#8217;appello e l&#8217;invito per aderire al percorso</a></p>
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		<title>Susanna Camusso: una buona notizia</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 11:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[donne e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Monica Lanfranco
Ho un debole per le donne forti, e mi rendo conto che questa è una strana espressione per esprimere un’opinione e descrivere una convinzione che appare come contraddittoria, mentre non lo è affatto. Ma in un’epoca contrassegnata, in Italia, dal  simbolico berlusconiano straripante di sessismo e avvilente mercificazione del corpo femminile si stenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/camusso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-333" title="camusso" src="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/camusso.jpg" alt="camusso" width="207" height="275" /></a>di Monica Lanfranco</p>
<p>Ho un debole per le donne forti, e mi rendo conto che questa è una strana espressione per esprimere un’opinione e descrivere una convinzione che appare come contraddittoria, mentre non lo è affatto. Ma in un’epoca contrassegnata, in Italia, dal  simbolico berlusconiano straripante di sessismo e avvilente mercificazione del corpo femminile si stenta a trovare nella forza femminile, quella dell’intelligenza, della tenacia, del rigore e della competenza un valore riconosciuto e condiviso.<br />
Persino nel movimento delle donne non è automatica e scontata l’attribuzione di valore verso una donna che raggiunga un vertice, sia esso nel campo della politica istituzionale, del mondo del lavoro, dell’economia, della cultura. Rosangela Pesenti, storica femminista attenta anche alle pieghe meno luminose del percorso movimentista, ricorda spesso come le prime a cancellare il valore delle altre siano proprio le donne, femministe comprese. Abituate alla costante svalorizzazione, da parte di ogni patriarcato, (compreso e soprattutto quello della sinistra), piegate da un clima di sessismo feroce che nell’ultimo periodo ha i tratti del grottesco, l’impressione è che si faccia persino fatica a vedere nell’elezione di Susanna Camusso un segno importante da cogliere, un’ancora di speranza alla quale agganciarsi per risalire il buio.<br />
Di certo non è facile, per nessuna, arrivare ad assumere una incombenza così decisiva come quella di leader. In Italia, sin dai tempi dell’acquisizione del diritto di voto, il rapporto tra le donne e il potere è un terreno minato.<br />
Si fa fatica persino a nominare l’incarico di Susanna Camusso: quasi nessun media la definisce ‘segretaria generale’, e si arriva ad effetti comici quali giri di parole del tipo ‘oggi si elegge la prima segretario donna della Cgil’. <span id="more-332"></span><br />
In una realtà dove persino semplicemente sessuare nel modo giusto l’appellativo è complicato come potrebbe essere facile vivere e agire quell’incarico?  Se la semantica non trova pace, perché è il corpo stesso a creare problemi, a essere d’ingombro, come potrà la realtà essere accogliente?<br />
Sembra che quando c’è di mezzo una donna non ci siano curricula che tengano: ci sarà qualcosa che non va se sei arrivata fin lì. Magari non sarà stata una questione di letto, ma qualche compromesso lo avrei ben fatto per avere rotto quel tetto. Compromessi che mettono a rischio la radicalità, che limitano la trasparenza, che minano la fiducia.  E siccome siamo ancora ben lontane dal cambiare il mondo senza prendere il potere, come auspica John Holloway, il fantasma che aleggia su ogni donna che arrivi ad una qualche forma di potere riconosciuto è pesante, e si è meno inclini a perdonare una donna potente che un uomo potente. Ancora troppo svalorizzate, diminuite, umiliate nel complesso come genere dalla cultura arcaica che ammorba questo paese non riusciamo a trovare ragioni forti per dare credito alle poche di noi (specie a quelle che ci sono vicine come provenienza e percorsi) che riescono a emergere, proprio perché la maggioranza di noi è indietro.<br />
L’antico morso dell’invidia, il profondo disagio generato dall’avere introiettato il demone dell’inferiorità ci parla ancora troppo forte, e soffoca l’empatia e la capacità di convenire, o di confliggere, in modo non distruttivo con un’altra donna, specialmente se questa è autorevole e potente.<br />
Avevo poco più di 20 anni, quando vidi per la prima volta Susanna Camusso: fu a Torino, un 8 marzo celebrato dal Coordinamento Donne Flm in un teatro. Ricordo il freddo pungente e grandi cesti di mele rosse posti a corredo del tavolo dove le sindacaliste relatrici accoglievano le convenute. Niente giallo della mimosa rituale, solo il rosso squillante di quei pomi. Seppi che quella bella donna bionda, che mi appariva molto più grande di me senza in realtà esserlo, era la sola donna dentro il sindacato più maschile di tutti, quello metalmeccanico, e mi parve una aliena irraggiungibile, a me ancora studentessa e giornalista ai primi passi. Dopo molti anni l’ho ritrovata animatrice di Usciamo dal silenzio, una proposta feconda per il movimento delle donne proprio perché, a mio parere, lanciata come offerta di ripresa di mobilitazione e confronto politico al fuori da schemi di partito o di schieramento. L’ho vista ascoltare le ragioni e le voci di donne migranti e native in occasione dei 10 anni di vita di Trama di terre, e ammettere di dover studiare e ascoltare molto sui temi del rischio del multiculturalismo e del relativismo. Non è frequente, in Italia, che chi si trova in una situazione apicale riconosca di avere degli spazi di sapere e di competenza ancora da colmare, e si metta in ascolto. In questi mesi che hanno preceduto la sua elezione ho letto e ascoltato giudizi offensivi e denigratori nei suoi confronti con argomenti che non sarebbero stati mai usati se si fosse trattato di un uomo. Come nel caso del duello, purtroppo perduto, tra Emma Bonino e Renata Polverini anche questa volta ci saranno due donne sedute da spalti opposti, e questo spalto, trattandosi di una partita ben più lunga rispetto ad una elezione regionale, ci darà la possibilità di misurare le capacità e i limiti di entrambe le protagoniste. Con una differenza importante: accanto e oltre alle tante identità che Susanna Camusso ha scelto per dare corpo alla sua passione politica c’è anche quella del femminismo. Una bussola fortissima, della quale abbiamo un disperato bisogno, che può mettere in moto cambiamenti enormi partendo anche da piccole cose, come ad esempio il modo di nominare una leader.<br />
Rosa Luxemburg scrisse che il primo gesto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro vero nome. Benvenuta, segretaria.</p>
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		<title>La Politica del sesso e i giovani che se ne vanno</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 16:16:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Arrivederci Italia: perche&#8217; i giovani se ne vanno&#8221;. Time Magazine mette a fuoco &#8220;la fuga dei cervelli&#8221; dal Belpaese, con un servizio sull&#8217;edizione online che non suona certo lusinghiero per il governo. Si parla della nuova emigrazione, con interviste a giovani imprenditori e professionisti che hanno prima provato a realizzarsi in Italia per poi abbandonare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Arrivederci Italia: perche&#8217; i giovani se ne vanno&#8221;. Time Magazine mette a fuoco &#8220;la <strong>fuga dei cervelli&#8221;</strong> dal Belpaese, con un servizio sull&#8217;edizione online che non suona certo lusinghiero per il governo. Si parla della nuova emigrazione, con interviste a giovani imprenditori e professionisti che hanno prima provato a realizzarsi in Italia per poi abbandonare il paese e raggiungere il successo altrove. E&#8217; il caso ad esempio di Silvia Sartori, 31enne di Treviso. Dopo aver passato 4 anni in Cina, e&#8217; tornata a casa per passare un anno intero alla ricerca di un lavoro. E&#8217; quindi tornata in Cina &#8220;dove guida un progetto da 3 milioni di dollari finanziato dall&#8217;Unione Europea&#8221;.<span id="more-326"></span></p>
<p>Time Magazine sottolinea che &#8220;questa volta, invece di contadini e lavoratori manuali&#8221; l&#8217;Italia &#8220;sta perdendo le intelligenze migliori e piu&#8217; brillanti&#8221; a causa &#8220;di un decennio di stagnazione economica, un mercato del lavoro congelato e di un sistema radicato di clientelismo e nepotismo. Per molti dei piu&#8217; talentuosi ed educati, la terra delle opportunita&#8217; e&#8217; ovunque, meno che a casa&#8221;, scrive il noto periodico americano (<a href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136-1,00.html">www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136-1,00.html</a>).</p>
<p>C&#8217;e&#8217; anche un richiamo al presidente del Consiglio, non certo benevolo. E&#8217; una galleria fotografica con didascalia piuttosto esplicita: &#8220;Silvio Berlusconi e la politica del sesso. Il primo ministro italiano ha usato il potere del sesso per costruire affari fiorenti e carriere politiche&#8221;. Seguono 9 fotografie del premier, di alcuni spettacoli televisivi Rai e Mediaset, c&#8217;e&#8217; anche il ministro Mara Carfagna.</p>
<p><em>Fonte: DIRE &#8211; Notiziario Minori - Roma, 12 ott.</em></p>
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		<title>In fabbrica tra soprusi e ricatti</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 14:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[donne e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita agra delle donne operaie
«MOLTI imprenditori e molti capi la pensano come certi mariti: tutto deve restare tra quattro mura, e i padroni sono loro. Stiamo cercando di far capire alle operaie che non è così, e che dal ricatto si esce solo avendo il coraggio di denunciarlo»&#8230;.
Repubblica — 05 ottobre 2010   Leggi tutto
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La vita agra delle donne operaie<br />
</em>«MOLTI imprenditori e molti capi la pensano come certi mariti: tutto deve restare tra quattro mura, e i padroni sono loro. Stiamo cercando di far capire alle operaie che non è così, e che dal ricatto si esce solo avendo il coraggio di denunciarlo»&#8230;.</p>
<p>Repubblica — 05 ottobre 2010   <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/05/in-fabbrica-tra-soprusi-ricatti-la-vita.html" target="_blank">Leggi tutto</a></p>
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		<title>Pubblicità offensieve: il Giurì ci da ragione</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 09:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Dho</dc:creator>
				<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La segnalazione era arrivata al nostro ufficio un po&#8217; di mesi fa. La pubblicità della Pavimentazione Pavesmac &#8220;Camminami sopra&#8221; in cui il soggetto era un corpo femminile ci era parsa decisamente offensiva.
Tramite l&#8217;osservatorio de www.lofficinadelledonne.it avevamo inviato una segnalazione all0 IAP. 
Con promuncia n. 82/2010 del 28/9/2010  il Comitato di Controllo si è promunciato nei confronti di Pavesmac [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La segnalazione era arrivata al nostro ufficio un po&#8217; di mesi fa. La pubblicità della Pavimentazione Pavesmac &#8220;<em><strong>Camminami sopra</strong></em>&#8221; in cui il soggetto era un corpo femminile ci era parsa decisamente offensiva.</p>
<p>Tramite l&#8217;osservatorio de www.<a href="http://www.lofficinadelledonne.it/">lofficinadelledonne.it</a> avevamo inviato una segnalazione all0 IAP. <span id="more-312"></span></p>
<p>Con promuncia <a href="http://www.iap.it/it/giuri/2010/g0822010.htm" target="_blank">n. 82/2010 del 28/9/2010  </a>il Comitato di Controllo si è promunciato nei confronti di Pavesmac srl &#8211; messaggio &#8220;Camminami sopra&#8221; <span>con la seguente valutazione: </span></p>
<p>&#8220;<em>Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata è in contrasto con gli artt. 1 e 10 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e ne ordina la cessazione.</em>&#8221;</p>
<p>(Art. 1 &#8211; Lealtà della comunicazione commerciale)<br />
(Art. 10 &#8211; Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona)</p>
<p>A settembre segnalavamo un&#8217;altra pubblicità Pavesmac apparsa su &#8220;La Stampa&#8221; &#8211; &#8220;<strong><em>Così non lo avete mai visto</em></strong>&#8220;.</p>
<p><a href="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/20100915.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-313" title="20100915" src="http://consiglieraparitatorino.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/20100915.jpg" alt="20100915" width="504" height="763" /></a></p>
<p>Con riferimento alla segnalazione del 22 settembre de <a href="http://www.lofficinadelledonne.it">www.lofficinadelledonne.it</a>  lo IAP informa che:</p>
<p>&#8220;il Comitato di Controllo è già intervenuto nei confronti del messaggio in questione con ingiunzione di desistenza per la violazione dell’art. 10 &#8211; Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona &#8211; del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.<br />
Precisiamo che il provvedimento ingiuntivo acquisterà efficacia di decisione allo scadere del termine previsto ex art. 39 del Codice, qualora la parte non proporrà motivata opposizione&#8221;.</p>
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